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- G.
PONTI*
P. SERAFINI G. MELA** S. FAMILIARI
- * AIUTO DIVISIONE DI CHIRURGIA
MAXILLO - FACCIALE OSPEDALE S.CAMILLO U.S.L. RM/1O
- **OSPEDALE CIVILE DI SASSARI
DIVISIONE DI ORTOPEDIA - PRIMARIO: PROF. F. SOTGIU
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- Prova sulla
pigmentazione dei trapianti cutanei
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- RIASSUNTO:
- L'osservazione delle variazioni
di pigmentazione negli autoinnesti ha indotto gli A. a realizzare
uno studio su di esse, con particolare ri guardo a quei disordini
del processo di guarigione rappresentati dalle cicatrici
ipertrofiche e dai cheloidi. IL processo di cicatrizzazione
richiede una particolare base ormonale, ma ogni eccesso di tale
azione mineralo-androgenica modifica il normale processo di
guarigione in una condizione patologica .
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- SUMMARY :
- The observation of the
variation of pigmentation in autografts has impelled the authors
to write this article concerning those disorders of the healing
process represented by hypertrophic and keloid scars.Cicatrization
requires a particular hormonal background but any excess of this
mineralo-androgenic preponderance turns the normal healing process
into a pathological condition.
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- Presentando questa
comunicazione intendiamo attirare l'attenzione su di un fenomeno
comunemente rilevabile, ma del quale sembra che i chirurghi
plastici sottovalutino l'importanza nell'ambito della patologia
generale.
- Se in pratica, a quanto pare,
la pigmentazione degli innesti pregiudica unicamente l'estetica,
pone d'altro canto un problema la cui soluzione, o quanto meno le
ipotesi che consente di formulare, rivestono un certo
interesse.
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- I-
DATI
DI FATTO RISCONTRATI
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- 1°-Gli
autotrapianti che hanno un esito favorevole presentano, dopo
qualche giorno, una pigmentazione differente da quella dei tessuti
sani: sono iperpigmentati. Tale iperpigmentazione persiste per un
periodo spesso molto lungo, quindi la pigmentazione regredisce
molto lentamente e finisce con lo scomparire; a questo punto,
l'innesto è nettamente depigmentato e il suo colore bianco
spicca sul tegumento normale.
- 2°-Una
simile iperpigmentazione seguita da depigmentazione è uno
degli aspetti usuali della cicatrizzazione e non è una
peculiarità dell'evoluzione degli
autotrapianti.
- E' ricorrente nelle cicatrici
lineari, dove non attira molto l'attenzione. Ma quando la
cicatrizzazione presenta anomalie evolutive, quali le cicatrici
ipertrofiche, le cheloidi, nelle quali aggrava il difetto
estetico, allora attira l'attenzione e in tal caso il lungo
processo del ciclo evolutivo consente di valutarne meglio
l'entità.
- 3°-Talune
condizioni di presa degli innesti aumentano tale
iperpigmentazione.
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- a)
Gli innesti lasciati "open air" si pigmentano più
intensamente e più velocemente di quelli protetti da una
fasciatura.
- b)
L'esposizione al sole accentua la pigmentazione dell'innesto, nel
mentre si produce una pigmentazione dell'insieme dei tegumenti
esposti al sole. Ma l'innesto è sempre più
pigmentato rispetto al tegumento sano.
- c)
L'ACTH ha un'azione analoga a quella del sole, mentre gli ormoni
corticoidi modificano solo leggermente il colore dell'innesto. Ma
in questi due casi (esposizione al sole - trattamento ormonale),
l'iperpigmentazione è di breve durata e scompare
velocemente quando cessa l'esposizione al sole o il trattamento
ormonale. E' da rilevare come la pigmentazione sia più
intensa durante un trattamento con l'ACTH (ormone
adreno-corticotrofico) piuttosto che in una cura a base di
cortisone. L'ACTH si comporta, del resto, come un agente atto a
favorire il colpo di sole, come abbiamo avuto opportunità
di riscontrare a più riprese.
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- 4°-
L'esperienza quotidiana ci insegna pertanto:
- - che l'autoinnesto presenta,
nel corso della sua evoluzione, una iperpigmentazione alla quale
fa seguito una depigmentazione;
- - che alcuni fattori fisici
(sole) o ormonali (ACTH) accentuano tale
iperpigmentazione.
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- II -
IN
QUALE MISURA I FATTI RISCONTRATI POSSONO ESSERE SPIEGATI CON LE
NOSTRE CONOSCENZE SULLA FISIOLOGIA DEI MELANOFORI
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- 1°-L'azione
diretta del sole non pone alcun problema specifico. Sappiamo che
gli ultravioletti solari si dividono in tre gamme: A, B e C
(Conferenza di Copenhagen del Comitato Internazionale per la
Luce).
- Gli ultravioletti C (2537
angstrom) mortificano e provocano le flittene. Gli ultravioletti B
(2967 angstroms) arrossano la pelle. Gli ultravioletti A sono
melanogeni. Sono questi i responsabili dell'iperpigmentazione,
tanto dell'innesto quanto del tegumento sano, quando il paziente
si espone al sole.
- Ma perché compaia una
tale iperpigmentazione, necessario e indispensabile che gli
androgeni siano presenti in quantità sufficiente (Edwards).
L'accumulo del pigmento è nullo nel castrato, in quanto
è stimolato dall'ormone maschile.
- 2°-Ciò
è ben noto, ma risulta essere in contrasto con le nostre
osservazioni, secondo le quali l'ACTH si comporta come gli UVA.
Sta di fatto che il problema che viene quindi a porsi è a
tutt'oggi irrisolto. Infatti, tale azione dell'ACTH viene
interpretata in due modi diversi:
-
- a)
Indipendentemente dalla sua azione corticostimolante, l'ACTH
avrebbe un'azione stimolante diretta sui melanofori. E' questa
un'ipotesi che collima con le nostre osservazioni dirette, a
maggior ragione se si tiene conto del fatto che detta azione
melanodilatatrice è tanto più marcata quanto
maggiore è lo squilibrio tra la quantità di ACTH
somministrata e il reale bisogno di sollecitazione
corticosurrenale, il che avviene nei trattamenti ormonali a base
di questo ormone.
- La melanodermia addisoniana, il
suo regredire sotto l'effetto della cura corticoide, sono
altrettanti argomenti validi a favore della suddetta ipotesi. La
melanodermia corrisponde infatti allo stadio dell'
iperstimulinemia, e il suo regresso al frenaggio dell'ipofisi
tramite cortisone. Eppure, tali dati, apparentemente tanto
probanti, non consentono di invalidare la seconda
ipotesi.
- b)
I preparati a base di ACTH, anche quelli più puri,
conterrebbero, sotto forma di impurità, un principio
melanosomodilatatore, distinto da questa stimulina e e omologo,
nell'uomo e nei mammiferi, dell'ormone melanosomodilatatore che
secerne la pars intermedia dell'ipofisi dei batraci. E' arduo
respingere una di tali ipotesi a favore dell'altra, ma un dato di
fatto resta innegabile: il ruolo essenziale dell'ipofisi nei
fenomeni di pigmentazione.
- c)
Sia che l'azione melanosomodilatatrice dell'ACTH sia una
caratteristica propria dell'ormone, sia che dipenda da un fattore
ipofisario distinto, ma la cui entrata in gioco appare
strettamente legata a quella della corticostimulina, solo in un
caso specifico tale azione si esercita appieno: quando vi sia
eccesso di stimulina. A sua volta, tale eccesso di stimulina
è legato a una particolare polarizzazione della corteccia
surrenale: polarizzazione mineralo-androgenica.
- Detta polarizzazione
mineralo-androgenica è, come sappiamo, il substrato
ormonale normale della cicatrizzazione.
- d)
Pertanto, nel corso della
cicatrizzazione degli autotrapianti, viene a realizzarsi il
terreno ormonale necessario a un' iperpigmentazione: eccesso di
ACTH o di fattore ad azione melanosomodisperdente - preponderanza
mineralo-androgenica della corteccia surrenale.
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- III -
UN
ULTIMO PUNTO RIMANE OSCURO:
- L'IPERPIGMENTAZIONE
ELETTIVA DEGLI AUTOTRAPIANTI, COSI' COME QUELLA DELLE
CICATRICI
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- Possiamo ritenere che le
condizioni circolatorie locali, alcune attività
diastasiche, svolgano un ruolo innegabile, ma ignoriamo come
ciò avvenga.
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- CONCLUSIONI
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- L'osservazione delle variazioni
della pigmentazione degli autoinnesti ci ha indotti a compiere una
panoramica estremamente succinta nel campo della biologia
generale, e ci ha portati a constatazioni già fatte a
proposito di quelle malattie della cicatrizzazione rappresentate
dalle cicatrici ipertrofiche e cheloidee. Per potersi compiere, la
cicatrizzazione richiede un terreno ormonale particolare, ma
qualsiasi eccesso di una tale preponderanza mineralo-androgenica
trasforma il normale processo di guarigione in uno stato
patologico.
- E' certo che
l'iperpigmentazione degli autotrapianti è uno stato
patologico minore, ma ha comunque il merito di ricordarci
l'unicità fondamentale delle reazioni dell'organismo a una
determinata aggressione.
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- BIBLIOGRAFIA
- FITZPATRICK y SZABO, G. :
Journ. Invest. Derm. T-32, 197-1959.
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- MIR Y MIR, L. : Plast. and
Reconstr. Surgery.
- MIR Y MIR, L. : Symposium sobre
Quemaduras, Gandia, mayo 1959.
- PIULACHS, P. : Lecciones de
Patologia Quirurgica, Ed. Barcelona.
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- IPPOCRATEIOS
- Mensile
di medicina e chirurgia
- Editrice
SOPI - Roma
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