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**G. PONTI - ***F. MOSCATI- ***L. ELIA - C. ROSSI - */**P. SERAFINI
 
Il Trapianto di Grasso Autologo (TGA): Valutazione della microcalcificazione e della capacità di sopravvivenza delle cellule adipose a seguito di un aumento estetico del seno.
 
Riassunto
 
Le critiche rivolte al TGA al seno non si fondano su una corretta valutazione statistica. Le capacità di sopravvivenza delle cellule adipose risultano superiori all' 80%. Se il problema viene valutato correttamente, esso risulta incentrato sulla ridotta possibilità di creare una falsa positività, ma non tanto rilevante da ostacolare l'individuazione di un cancro alla mammella. Analogamente alle errate previsioni di molti anni fa concernenti la liposuzione, lo scenario negativo prospettato per il TGA non sembra essere realistico in presenza di una idonea selezione dei pazienti e di una corretta gestione postoperatoria.
 
 
Sommario
 
Da quando è stato introdotto il concetto e le tecniche del trapianto di grasso autologo si discute molto circa l'entità della capacità di sopravvivenza delle cellule adipose e la possibile formazione di microcalcificazioni che interferiscano con la diagnosi di un carcinoma al seno. Il presente testo riporta un'analisi, quinquennale sul ricorso al TGA negli interventi per l'aumento del seno. Le percentuali massime sopravvivenza delle cellule adipose superano 1'80% e esaminano l'incidenza e il controllo delle microcalcificazioni.
 
Introduzione
 
Da quando è stato introdotto il metodo del trapianto iniettabile di grasso autologo (1), esso è stato largamente applicato. Fino ad oggi il TGA è stato presentato per il trattamento dell'invecchiamento del viso e delle mani, per la ricostruzione del seno, per le smagliature e per un gran numero di malformazioni acquisite e congenite del contorno. E' stato anche presentato l'uso di tale tecnica nell'aumento estetico del seno (2-4). Circa quest'ultima indicazione sono sorte vivaci controversie. La Società Americana di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva (ASPRS) ha pubblicato nel settembre 1987 un suo rapporto su questo nuovo metodo, rapporto che purtroppo ha messo in allarme tanto, i pazienti quanto i medici.
Intendiamo pertanto analizzare qui di seguito due aspetti in proposito: la capacità di sopravvivenza delle cellule adipose e la microcalcificazione del seno.
 
Capacità di sopravvivenza del grasso iniettato
 
Si è molto discusso della quantità di grasso che sopravvive dopo il trapianto di grasso autologo. Nel suo rapporto (5), l' ASPRS afferma: "Con l'iniezione di grasso puro, dopo un anno è presente solo il 30% circa del volume originale". Tale dichiarazione segue una citazione del lavoro di Lyndon Peer (6-9) degli anni '50, che indicava una percentuale di capacità di sopravvivenza pari al 50%. Ovviamente questi studi si basano sulla vecchia tecnica del trasferimento in massa, in cui una quantità significativa di grasso veniva collocata in una tasca dissecata. Le tecniche più recenti di TGA iniettabile non prevedono invece nessuna dissezione e nessuna alterazione dell'irrorazione sanguigna. Inoltre gli autori auspicano che si iniettino quantità ridotte, inferiori a un centimetro cubico. Se si rispettano questi criteri di base per il TGA, la sua capacità di sopravvivenza è decisamente superiore a quella delle tecniche usate 30 anni fa. Numerosi campioni provenienti da biopsie umane indicano una sopravvivenza minima del grasso pari all' 80% dopo un anno. Si mantengono dimensioni maggiori grazie al 10-20% di tessuto fibroso che si crea nella maggior parte dei casi di TGA. Quando si esegue il TGA ci si deve rendere conto che si verifica un afflusso di fluido a carattere temporaneo. Una volta scomparso il gonfiore iniziale, si otterrà un volume "livellato" che sembra permanga a titolo permanente, o quanto meno per i cinque anni della nostra esperienza . Un interessante aspetto collaterale della sperimentazione sugli animali indica che l'ubicazione dell'innesto è senz'altro importante. Un centimetro cubico di grasso collocato sul cranio di ratti albini ha prodotto quasi uniformemente tessuto fibroso. Quando la stessa quantità di grasso è stata collocata nell'inguine, ne è risultata un sopravvivenza di quasi il 100%. Onde poter valutare l' affidabllità del TGA, è importante attenersi al principio dell'iniezione nel tessuto grasso sottocutaneo. A tutt'oggi, tutto il materiale bioptico di provenienza sia animale sia umana è in netto contrasto con la dichiarazione dell' ASPRS, che può apparire inesatta, e cioè: "La maggior parte della massa si ottiene a seguito di una reazione fibrosa circostante le cellule adipose trapiantate eterotopicamente". Risulta invece evidente, dagli esami al microscopio, che "la maggior parte della massa" è dovuta alla sopravvivenza delle cellule adipose sotto forma di un innesto di grasso libero vascolarizzato.
 
La microcalcificazione nel trapianto di grasso autologo per l'aumento del seno
 
Il rapporto del comitato dell' ASPRS ha inoltre disapprovato l'uso del TGA per aumentare il seno (12). Alcuni medici hanno raffigurato una situazione in cui le calcificazioni impediscono un'individuazione precoce del cancro. Hanno presentato al pubblico un "black-out" o un blocco del seno ad un esame mammografico o xerografico. Sembra che un tale grido d'allarme sia in gran parte dovuto a un rapporto presentato (13), nel quale si esaminava una microcalcificazione recente insorta dopo il TGA. Si ritiene, al contrario, che il pubblico possa essere tranquillizzato sul fatto che il TGA non provoca il cancro al seno, e tantomeno ne impedisce l'individuazione. Il singolo caso della microcalcificazione ha semplicemente evidenziato una modalità tipica che può essere prevista. Le piccole microcalcificazioni sono presenti nelle zone del TGA. Questo singolo caso è difficile da valutare statisticamente. Su 70 casi sottoposti a un controllo a lungo termine (oltre 1 anno) mediante mammografia, è prevedibile un'incidenza delle microcalcificazioni pari all' 1,4%. Indubbiamente ogni paziente che preveda un TGA al seno dovrà essere informata di questa possibile complicanza e delle sue implicazioni statistiche, nonché del carattere sperimentale di questa operazione; dovrà inoltre impegnarsi a sottoporsi agli esami e al follow-up necessari. Per quanto concerne le calcificazioni, è facile vedere come esse non oscurino la struttura del seno. Si adottano anche altri criteri per differenziare le microcalcificazioni associate al TGA. Anzitutto, è più che probabile che esse siano più di una. In secondo luogo, è significativa la sequenza temporale della loro comparsa all'esame mammografico: tra 3 e 6 mesi dopo il trattamento. In terzo luogo, i depositi di calcio si riscontrano nel tessuto periparenchimale del seno. Si sempre sottolineato come il grasso non debba assolutamente essere iniettato nel parenchima della mammella. Inoltre, le calcificazioni benigne associate al TGA non presentano le spicole ramificate a varie densità, a forma di bastoncino o di puntini, che sono prettamente tipiche del cancro. Dopo la necrosi del grasso, i depositi di calcio strettamente raggruppati non presentano nessuna delle caratteristiche descritte per il tumore maligno. Quando si valuta la presenza di calcificazioni nella giusta prospettiva, è facile vedere come le probabilità che esse ostacolino l'individuazione di un cancro siano addirittura inferiori a quelle connesse con una mammoplastica di aumento mediante silicone (14, 15). Eseguite dunque mammografie di base prima e dopo l'intervento, una singola calcificazione che insorga negli anni successivi dovrà essere valutata come una qualsiasi nuova lesione. Il precedente intervento non ostacola la visualizzazione di una nuova lesione.
Se confrontiamo questo nuovo metodo per l'aumento del seno con l'aumento mediante silicone, risulta evidente che il TGA, anche in presenza di una calcificazione, ostacola la visualizzazione mammografica del seno molto meno delle tecniche standard. La compressione dei tessuti del seno può costituire un fattore oscurante ed alterare l'individuazione di una lesione. Da un'analisi statistica del Centro Seni di Van Nuys, California, risulta un'incidenza del coinvolgimento nodale pari al 65%, contro il 28% delle donne cui non è stata applicata una protesi (14, 15). Una mammografia laterale prima dell'impianto evidenzia in che misura l'impianto stesso ostacola la visibilità del tessuto mammario.
Le obiezioni del rapporto dell' ASPRS si concentravano sulle calcificazioni. E' dunque opportuno rilevare come i depositi di calcio si formino in una miriade di interventi di chirurgia plastica al seno. Sono state riscontrate calcificazioni nell'aumento mediante silicone (l6), nella capsulotomia chiusa e nella mammoplastica riduttiva (17). Analogamente a queste altre operazioni, le risultanze mammografiche dopo il TGA saranno previste e valutate in una giusta ottica temporale e di analisi statistica.
Il presente articolo ha riguardato la possibilità verificatisi in un unico caso, mentre la maggior parte delle mammografie eseguite sui pazienti prima e dopo l'intervento non mostrano alterazioni significative di sorta.
Un'altra complicanza è stata rappresentata da una lesione palpabile verificatasi subito dopo l’ intervento e perdurante. Anche se si trattava di un lobulo di grasso derivante dal recente intervento, è stata eseguita una biopsia a circa 1 anno dall'operazione. L'esame microscopico ha evidenziato solo del normale grasso.
 
 
RIFERIMENTI
 
1. Bircoll, MJ: New frontiers in suction lipectomy. Second Asian Congress of Plastic Surgery, Pattyia, Thailand, February, 1984.
2. Bircoll, MJ: Am J Cosm Surg 4 (2):141-149, 1987.
3. Bircoll, MJ: Autologous fat breast augmentation. Plast Reconstr Surg 79(2):267-271, February, 1987.
4. Bircoll, MJ, Novak, B: Autologous fat transplantation employing liposuction techniques. Ann Plast Surg 18(4):327-329, April, 1987.
5. Report on autologous fat transplantation. ASPRS Ad Hoc Committee on New Procedures, issued by the American Society of Plastic and Reconstructive Surgery, September 30, 1987.
6. Peer, LA: The neglected free fat graft. Plast Reconstr Surg 18:233, l956.
7. Peer, LA: Loss of weight and volume in human fat grafts. Plast Reconstr Surg 5:217, 1950.
8. Peer, LA: The neglected free fat graft. Its behavior and clinical use. Plast Reconstr Surg 92:40, 1956.
9. Peer, LA: Transplantation of Tissues, Transplantation of Fat. Baltimore, Williams & Wilkins, 1959.
10. Weber, J: Experimental fat transplantation. California Society of Plastic Surgery, Tuscon, Arizona, March, 1987.
11. Report of autologous fat transplantation. ASPRS Ad Hoc Committee on New Procedures, issued by the American Society of Plastic and Reconstructive Surgery, September, 1987, p.4.
12. Report of autologous fat transplantation. ASPRS Ad Hoc Committee on New Procedures, issued by the American Society of Plastic and Reconstructive Surgery, September, 1987, p.6.
13. Bircoll, MJ: Autologous fat transplantation. Presentation of the American Society of Aesthetic Plastic Surgery, Los Angeles, April, 1987.
14. Silverstein, M: Breast cancer in women after augmentation mammoplasty. Arch Surg (accepted for publication).
15. Silverstein, M: Augmentation mammoplasty with silicone gel implants - its effect on breast carcinoma, diagnosis and prognosis. Proc Am Soc Clin Oncol 6:51, 1987.
16. Koide, T, Katayama, H: Calcification in augmentation mammoplasty. Radiology 130:337, 1979.
17. Brown, FE et al. : Mammographic changes following reduction mammoplasty. Plast Reconstr Surg 80(5):691-698.

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